L’AMBIZIONE DEL DISCEPOLO – PAST GAETANO

L’AMBIZIONE DEL DISCEPOLO – PAST GAETANO

Appunti del Gospel di Domenica 12 Luglio 2020

Riguarda la predica qui: Domenica Gospel @ Reggio Calabria |L’AMBIZIONE DEL DISCEPOLO

Come figli di Dio quando lo accettiamo acquisiamo uno status diverso rispetto a quello che eravamo prima, che ci dà dei privilegi e delle responsabilità. In quanto figli possiamo rivendicare una posizione, quello che è nostro. Voglio leggere con voi un passo che si trova in Matteo 20:

“Allora la madre dei figli di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi figli, prostrandosi per fargli una richiesta. Ed egli le domandò: «Che vuoi?» Ella gli disse: «Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno». Gesù rispose: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». Egli disse loro: «Voi certo berrete il mio calice; ma quanto al sedersi alla mia destra e alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma sarà dato a quelli per cui è stato preparato dal Padre mio». I dieci, udito ciò, furono indignati contro i due fratelli. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo; appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».” – Matteo 20:20-28

Abbiamo diversi personaggi in questa storia tra cui la mamma di Giacomo e Giovanni che era una persona influente. Lei era convinta che il regno di Gesù fosse terreno e ha chiesto a Gesù che i suoi figli sedessero uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra: pensavano in base allo status che avevano acquisito di avere dei diritti. Molto spesso quando ci approcciamo a Dio non facciamo delle richieste da figli perché non capiamo qual è la nostra posizione e siamo timorosi non credendo davvero in quello che siamo. In questa storia Gesù non ha mai rimproverato la mamma dei figli di Zebedeo e neanche i discepoli: Dio vuole che noi rivendichiamo la nostra posizione spirituale. Se non abbiamo questa attitudine finiremmo per spegnere il Suo fuoco dentro di noi.

Gesù in questo passo ha detto ai discepoli che per essere i primi avrebbero dovuto servire gli altri, quindi non solo Dio o la chiesa. Lui ha racchiuso i comandamenti con “Ama il tuo Dio” e “Ama il tuo prossimo come te stesso”, ma ci riusciamo? Forse amiamo troppo noi stessi, la comodità e i nostri desideri e ci stiamo dimenticando che noi siamo chiamati a servire le persone. Quando ubbidiamo a Dio servendo il prossimo stiamo manifestando quello che la Chiesa è. Un passo in Matteo 24 dice:

“Qual è mai il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dare loro il vitto a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato! Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni. Ma, se egli è un servo malvagio che dice in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”; e comincia a battere i suoi conservi, a mangiare e bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se l’aspetta, nell’ora che non sa, e lo farà punire a colpi di flagello e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.” – Matteo 24:45-51

Sono versi molto significativi, si trovano dopo che Gesù spiega ai discepoli come riconoscere la fine dei tempi. Il servo fedele e prudente lo era perché pur non vedendo il padrone arrivare ha continuato ad essere ubbidiente e a fidarsi avendo timore e aspettativa di Dio.

Gesù sapeva che sarebbe rimasto solo nella sua morte, che ci sarebbe stato una persona che l’avrebbe tradito e un’altra che lo avrebbe rinnegato, eppure manifestò il Suo amore per loro. Gesù li amò fino alla fine, non a parole ma con gesti pratici e concreti, amando persino Giuda che lo tradì.

Fare degli atti di servizio e gentilezza nei confronti di chi si è comportato male nei nostri confronti contribuisce a rendere l’immagine della chiesa vera e viva.

Siamo l’immagine di Gesù e suoi discepoli quando facciamo le cose che Lui ha fatto e quando accettiamo il Suo insegnamento.

Andrea

*l’articolo è frutto di appunti liberamente presi da Andrea, del team writerS, al solo scopo di dare una idea di quanto detto durante il Gospel. In ogni caso questo testo non riporta letteralmente le parole dette dallo speaker e, quindi, non possono essere usate come citazioni dirette