LA CHIESA – STAFFETTA DI PREDICAZIONE

LA CHIESA – STAFFETTA DI PREDICAZIONE

Appunti del Gospel di Domenica 28 Giugno 2020

Riguarda la predica qui: Domenica Gospel @ Reggio Calabria |LA CHIESA

Noemi:

Il tema di oggi è la chiesa ed è stato davvero bello pensare a cosa è per me. Vorrei cominciare con un verso che si trova in Giovanni 17:20-23:

“Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me.”

Siamo l’oggetto del Suo amore e allo stesso tempo siamo la rappresentazione di chi Lui è per le persone che non lo conoscono: Dio ha tanto amato il mondo che ha deciso di dare un’immagine di Lui sulla terra tramite la chiesa.

Gesù paragona la sua unità con il Padre alla nostra: siamo tante persone diverse tra loro, ma abbiamo un unico obiettivo, quello di salvare il mondo.

La parola chiesa deriva dal greco e significa Ekklesia che nel suo insieme significa non solo assemblea ma il portare le persone da fuori a dentro. Mentre ci muoviamo a parlare di Lui cambiamo il posto in cui ci troviamo, nell’unità come leggiamo nel salmo 133: “Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme!”. In Marco 16 c’è scritto “Andate per il mondo e predicate l’evangelo”, ma in realtà andrebbe tradotto col gerundio: “Andando”.

Quando le persone sono animate dallo stesso amore non possono fare a meno di attaccarsi ed insieme essere più irresistibili.

Veronica:

Una parola che riassume quello che Dio ha messo nel mio cuore è: appartenenza. Ci sono diverse definizioni che descrivono questa parola: “essere di legittima proprietà di qualcuno”, “far parte di una famiglia, un corpo, un’organizzazione”, “essere membro di una società”. Cosa significa per noi appartenere a qualcosa? Per noi non è sempre positivo, lo associamo spesso ad una non libertà, e molte volte non riusciamo a sentirci parte neanche della famiglia in cui siamo nati.

Dio ci chiama all’appartenenza, in primo luogo a Lui e poi al suo popolo.

“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” – 1 Pietro 2:9-10

Nel corso della storia Biblica Dio ha ampliato il concetto di popolo al concetto di famiglia di cui Lui è Padre, fino ad arrivare al concetto del Corpo di Cristo. In Efesini 1:22-23 c’è scritto: “Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.” Noi siamo la pienezza di Cristo: Lui rende completi noi affinché noi rendessimo completi il Suo corpo che è la chiesa.

Il termine Ekklesia esisteva già nell’antico testamento e stava ad indicare il popolo ebraico riunito in assemblea soprattutto nei momenti difficili dove ci voleva più coesione. Questo termine in aramaico è associato ad un altro che è “Tenda di Convegno”, dove Dio incontrava Mosè.

Unità non significa essere uguali, ma nella nostra differenza possiamo lavorare insieme. Non siamo stati creati per stare soli, Dio ama le relazioni.

Andrea

Ho nel cuore di parlare del servizio, in particolare di una parabola che ha raccontato Gesù e si trova in Matteo 20.

Ci sono tre principi che possiamo trovare in questa parabola, e il primo ci dice che nel regno di Dio non esiste disoccupazione: la chiesa è un luogo dove si formano i ministeri.

Non importa quanti anni hai, se stai servendo Dio da 20 anni o un mese, ma sei salvato per grazia, e davanti ai suoi occhi non importa che ruolo hai ma sei amato da Lui.

Il secondo principio è: “stiamo servendo Dio per la ricompensa o per chi Lui è?” A volte viviamo le nostre relazioni con dei principi umani pensando a quello che gli altri possono darci e non a quello che possiamo dare noi, e il rischio è fare la stessa cosa con Dio, aspettandoci qualcosa in cambio da Lui dopo i nostri sforzi o sacrifici. Quando lo servi per amore non pensi alla ricompensa, perché è Lui stesso.

L’ultimo principio è: “Non importa quando, l’importante è mettersi a servire”. Gesù in questa parabola ha trattato tutti allo stesso modo. Non pensiamo di essere troppo giovani per servirlo perché il domani non ci appartiene: più tardi inizierai e più avrai il rimpianto di non aver iniziato prima. Non puoi cambiare quello che è stato fino ad ora ma puoi decidere come vivere da adesso in poi.

Nella Bibbia c’è scritto “Qualsiasi cosa fate, fatela di buon animo, per il Signore e non per gli uomini”: non basare la tua vita sul risultato o sulla prestazione, vivi il tuo rapporto con Dio basato sulla relazione.

Andrea M.

*l’articolo è frutto di appunti liberamente presi da Andrea, del team writerS, al solo scopo di dare una idea di quanto detto durante il Gospel. In ogni caso questo testo non riporta letteralmente le parole dette dallo speaker e, quindi, non possono essere usate come citazioni dirette