E VISSERO FELICI E CONTENTI – PAST GAE

E VISSERO FELICI E CONTENTI – PAST GAE

Appunti del Gospel di Domenica 14 Giugno 2020

Riguarda la predica qui: Domenica Gospel @ Reggio Calabria |E VISSERO FELICI E CONTENTI

Oggi voglio raccontarvi una storia dove nel finale quasi tutti i personaggi sono gioiosi, hanno ottenuto quello che desideravano e vivono una vita piena e felice, infatti il titolo della predica è: “E vissero felici e contenti”, ma prima di arrivare alla fine vorrei farvi vedere tutto il percorso che hanno dovuto sostenere.

Il testo che prenderemo come riferimento si trova in Ruth 2:1-8. Questa storia inizia con un dramma: Naomi e suo marito Elimelec sono stati costretti a spostarsi da Betlemme a Moab per causa di una carestia. Ad un certo punto Elimelec morì, e dopo morirono anche i due figli che nel frattempo si erano sposati con due donne moabite, Ruth e Orpa. Naomi si ritrovò senza marito, figli e città natale. Tutto quello che gli era rimasto erano le due nuore, e nonostante tutto le lascia libere di crearsi un’altra vita. Questa storia è pazzesca perché ci mostra il potere della rinuncia: il simbolo del cristianesimo è una croce vuota perché riguarda la morte che porta alla vita. Ci sono tantissimi esempi biblici che parlano di rinuncia per ottenere vita, il vangelo stesso parla di questo.

Ruth e Orpa furono mandate a casa ma Ruth rispose: “Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio;dove morirai tu, morirò anch’io, e là sarò sepolta. Il SIGNORE mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!” (v. 16 e 17). Ruth ha rinunciato a tutto compresi i suoi usi, costumi e la sua divinità, perché ha visto Dio in Naomi.

Si tratta di una testimonianza viva che attrae: la nostra vita infatti dovrebbe parlare molto più delle parole. Quando rinunciamo ai nostri impulsi, esigenze, necessità, a quello che abbiamo, sentiamo e facciamo per ubbidire alla parola di Dio abbiamo vita. Nel momento in cui rinunciamo anche ad alcuni aspetti del nostro carattere come l’orgoglio torna la pace e la gioia nell’ambiente in cui viviamo. Dio non vuole gente perfetta, Lui sta cercando persone disposte a rinunciare a se stessi. Come Naomi fu una calamita per Ruth noi possiamo essere come delle calamite per chi ci sta accanto portando vita ovunque attraverso le nostre rinuncie.

Il terzo personaggio che analizzeremo si chiama Boaz che possedeva un grande terreno dove le persone spigolavano il grano. Quando le due donne tornarono a Betlemme, Ruth decise autonomamente di andare a raccogliere il grano caduto nel terreno di quest’uomo non sapendo che fosse un parente prossimo di Naomi e quindi aveva il diritto di riscatto su di lei. Boaz vede questa donna molto umile, ascolta la sua storia e gli mostra il suo favore facendole raccogliere il grano, e non solo: quando Ruth si presenta ai piedi del suo letto solo per coricarsi lui non la tocca, e quando ha capito di avere il diritto di riscatto decide comunque di rispettarla.

Nel corso della storia Boaz decise di rinunciare al suo diritto perché ha scoperto che non era il parente più prossimo, prima di lui infatti c’era un altro uomo, perciò è andato a parlare con lui riscontrando che quest’ultimo non era interessato a sposarsi con Ruth. Quando noi manifestiamo l’intenzione di rinunciare a qualcosa per fare la volontà di Dio vuol dire che ci fidiamo di Lui.

Tutti e tre i personaggi principali di questa storia ebbero il riscatto della propria vita, ma prima di arrivare a ciò rinunciarono a se stessi.

C’è un’altra storia nella Bibbia che ci parla di tutt’altro e si trova in 1 Samuele 2:27-30. Eli era il sommo sacerdote al tempo dei Giudici, era molto pigro e si era adagiato alla sua posizione, perciò tollerava che i figli facevano quello che volevano con le offerte del popolo. Eli invece di rimuoverli dal servizio, e quindi onorare Dio rinunciando a qualcosa, li ha solo rimproverati non prendendo di fatto una posizione. Per questo motivo Dio non ha potuto protrarre nel tempo la sua linea sacerdotale come aveva stabilito. Ubbidire alla volontà di Dio equivale a fidarci di Dio, avere fede che quello che c’è scritto nella sua Parola è vero ed è il meglio per noi.

Nel momento in cui Dio ci chiede di fare qualcosa ci da anche la capacità e l’abilità per portarlo a compimento fino alla fine.

“Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai». Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua.Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà.” – Matteo 16:21-25.

Il senso delle cose di Dio è morte che porta a resurrezione, non c’è vangelo e cambiamento senza far morire delle parti di noi che ci ostacolano e non fanno brillare la nostra luce in mezzo alle tenebre. Non c’è un cristianesimo vero se non siamo disposti a morire a noi stessi ogni giorno.

Andrea

*l’articolo è frutto di appunti liberamente presi da Andrea, del team writerS, al solo scopo di dare una idea di quanto detto durante il Gospel. In ogni caso questo testo non riporta letteralmente le parole dette dallo speaker e, quindi, non possono essere usate come citazioni dirette